Perchè Furore e perchè la casa
"Eravamo giunti a Furore per caso. Giacomo stava svolgendo un lavoro per l'Università. Stava realizzando un ipertesto nel quale voleva costruire una specie di struttura narrativa 'forte' che raccontasse, oltre le solite valutazioni scientifiche che una ricerca universitaria richiede, anche la storia più nascosta, per così dire, del paese.
E per far questo aveva deciso di conoscere meglio l'oggetto di questo eventuale racconto.
Ci venimmo in vacanza con i nostri figli per un certo periodo di tempo. Da quel momento siamo stati coinvolti, è proprio il caso di dire, dal paesaggio, dalla bellezza, ma, soprattutto dalla casa.
Il sindaco di Furore ci aveva parlato di Vittorio, un suo amico d'infanzia, emigrato a New York che era tornato dall'America ed aveva intenzione di vendere la sua vecchia casa perchè ormai definitivamente trasferito negli Stati Uniti.
Fui letteralmente rapita dalla casa e dal suo incredibile fascino. I muri, la balconata verso il mare, il cortile con la sua pergola di vite, gli alberi, l'erba, le stanze ricoperte dalle volte, la campagna che s'avviava dolcemente verso l'autunno e il panorama da capogiro mi stordirono in un'emozione fortissima. Guardando verso il basso sembrava di stare in aereo o in deltaplano e volare in picchiata verso il Fiordo e il mare.
Le vecchie case parlano intensamente al nostro io più segreto, raccontano la loro storia, ci scelgono, ci trasmettono sentimenti a volte indecifrabili ma forti. Capii che non avrei potuto fare a meno di vivere in quella casa.
E' stato difficile comprarla perchè vi erano molti acquirenti. E' stato Vittorio a decidere di darla a noi. Lo telefonai a New York. Non so bene cosa gli dissi. Ma lui si convinse e mi promise che la casa sarebbe stata mia. E così è stato.
Piansi di gioia."
Antonia